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Le foto
Febbraio 2015
Com’erano i luoghi del potere dei Longobardi? Perché era triste Ermengarda, la figlia di Desiderio? Cosa dicono le statue parlanti? Cosa c’entra la leonessa d’Italia con la tomba del cane? Queste sono solo alcune domande curiose a cui abbiamo trovato risposta visitando Brescia, la seconda città più popolosa della Lombardia e senz’altro una delle più ricche di bellezze artistiche. Lo testimonia anche l’UNESCO che ha dichiarato patrimonio dell’umanità molte aree monumentali del centro, che ora fanno parte del sito “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.
La nostra passeggiata inizia dalle testimonianze dell’epoca romana in cui la città si chiamava Brixia. Ci sembra di essere davvero a Roma: il complesso archeologico bresciano conserva i maggiori edifici pubblici di età romana del Nord Italia. In piazza del Foro, costruita a partire dal I. Secolo a.C. e completata da Vespasiano, ammiriamo i resti della basilica civile, del porticato e del Capitolium in cui sono visibili le tre celle degli altari dedicati alle divinità di Minerva, Giove e Giunone. Una sorta di scacchiera incisa nel pavimento ci fa immaginare i tempi in cui i mercanti delle botteghe del foro romano passavano il tempo sfidandosi in lunghe partite tra le colonne in stile corinzio.
Nacque alcune centinaia di anni dopo il monumento forse più celebre della città: il Monastero di Santa Giulia, fondato nel 753 dal duca Desiderio, futuro re dei Longobardi, e da sua moglie Ansa. Il monastero femminile, in cui la prima badessa fu la figlia della coppia reale, Anselperga, possedeva beni ingenti ed era al centro di un’intensa attività di scambio commerciale. Fa parte del complesso conventuale anche l’antichissima basilica di San Salvatore che custodisce numerosi affreschi di pregio.
Tra le mura del monastero il raccoglimento fu velato di profonda tristezza quando vi si rifugiò Ermengarda, l’altra figlia di re Desiderio, il cui vero nome non è nemmeno noto agli storici: a battezzarla così fu Alessandro Manzoni che nel suo dramma Adelchi, del 1822, narrò le sue vicende. La donna, morta a soli 22 anni, fu la moglie di Carlo Magno che la ripudiò perché lei non era stata in grado di dare un erede all’imperatore.
Si deve invece a Giosuè Carducci e alla sua ode Alla vittoria l’appellativo Leonessa d’Italia, riferito a Brescia come omaggio per la valorosa resistenza contro gli austriaci durante la rivolta delle Dieci giornate nel 1849.
Durante la nostra passeggiata visitiamo anche il Duomo nuovo e il suggestivo Duomo vecchio, uno dei più importanti esempi di rotonde romaniche in Italia. Dopo un bel giro nella stupenda piazza della Loggia decidiamo di ammirare la città anche dall’alto, dal castello, costruito nel Duecento dai Visconti su un sito precedente, e ampliato nel corso dei secoli XV-XVI. Oggi il maniero si trova in un grandissimo parco pubblico ed è sede di eventi culturali. Restando sulle alture, è sui colli Ronchi che si può visitare il curioso tempietto neogotico noto come la tomba del cane. In origine la costruzione avrebbe dovuto accogliere i resti di due benefattori, ma alla fine, si dice che vi sia stato sepolto solo un cane.
Tornando in centro, la scoperta della città continua attraverso le “parole” di alcune sculture. Incredibile, ma vero: a Brescia ci sono le statue parlanti, così chiamate perché fino alla fine dell’Ottocento i cittadini affiggevano su di esse dei messaggi critici contro i governanti. La più nota è la cinquecentesca Lodoiga, situata sotto il porticato della Loggia, a cui rispondono i “Macc dèle ure”, le figure meccaniche in cima alla Torre dell’Orologio e il Montasù dèle Cosére, il faccione delle Cossere dal naso mozzato. Quando nel 1311 l’imperatore Arrigo VII espugnò la città guelfa, giurò di distruggerne le mura e di mozzare il naso ai cittadini. Grazie all’intervento del Legato Pontificio e al pagamento di una pesante taglia, il furioso imperatore ridimensionò le proprie ambizioni di vendetta accontentandosi di mozzare il naso alle statue. Il povero Montasù fu una delle sculture colpite dallo sfregio imperiale.
La nostra gita bresciana continua con un viaggio nel viaggio all’insegna della buona tavola: piacevolmente stanchi e affamati, raggiungiamo infatti il Ristorante Pizzeria Cristal, situato in via Valcamonica, facile da trovare essendo in pratica la continuazione della centralissima via Milano. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio e una volta all’interno delle ampie e luminose sale, arredate in un elegante stile moderno, ci sentiamo magicamente trasportati dall’inverno lombardo direttamente nell’estate della Costiera amalfitana. A creare questa piacevolissima atmosfera estiva è la calorosa accoglienza da parte dei titolari campani Franco e Alfonso, esperto pizzaiolo, ma contribuiscono anche le grandi fotografie sulle pareti che ritraggono i favolosi paesaggi della Costiera. Oltre alle immagini dei luoghi la cui bellezza nei secoli ha ispirato numerosi poeti, ci sono anche quelle che testimoniano invece la bravura dei titolari le cui pizze hanno ottenuto vari riconoscimenti ai campionati mondiali ed europei dei pizzaioli. “Abbiamo aperto questo ristorante nel 2008 dopo aver maturato una lunga esperienza anche presso locali di grande prestigio. Abbiamo una conoscenza approfondita dei prodotti e oltre a seguire la stagionalità, poniamo la massima attenzione alla qualità degli ingredienti. Bisogna partire da un prodotto ottimo per poter portare in tavola un piatto eccellente. Questo è un lavoro molto impegnativo, ma per noi è il più bello del mondo”, ci spiega Franco mentre iniziamo a gustare le nostre pizze. L’entusiasmo e la grande solarità con cui lavorano i titolari insieme all’aiutante pizzaiolo Ignazio e a Edi che collabora in cucina, rappresentano la base della loro filosofia. La passione e l’amore per il proprio lavoro diventano per loro degli ingredienti imprescindibili per un piatto riuscito. “Il cliente deve essere coccolato dal momento in cui entra fino al momento in cui va via. E’ importante lavorare con empatia, capire le esigenze di ognuno e rispettare un buon rapporto qualità-prezzo. Io, più che proporre un menù rigido, preferisco ascoltare il cliente e accompagnarlo per le vie di una gradevole esperienza culinaria”, ci confida Franco.
La nostra passeggiata gastronomica ci porta a scoprire gli autentici sapori della cucina campana proposta con piccole variazioni e talvolta attraverso piatti rivisitati con sapienza in modo da creare un valido connubio fra la tradizione e il gusto del Nord. “Per noi queste sfide rappresentano un’evoluzione. La cultura del pesce ce l’abbiamo nel dna, ma è anche importante intuire il modo migliore di proporre i nostri piatti a una clientela del Nord particolarmente esigente. Per fare un esempio, qui gli spaghetti alle vongole vanno presentati in bianco, mentre giù si fanno macchiati”, ci spiegano ancora i titolari.
A questo punto, non ci resta che abbandonarci al piacere delle pizze fumanti che arrivano in tavola in tantissime varietà. Oltre a quelle classiche, scegliamo anche alcune pizze speciali, chiamate coi nomi dei clienti affezionati, (una signora ha addirittura dedicato alla pizzeria una poesia, tanto gradiva la cucina), oltre che con quelli dei titolari. Ad esempio la pizza Alfonso è fatta con pomodoro, mozzarella, scamorza, salsiccia e melanzane fritte, mentre quella dedicata a Franco ha invece il prosciutto, i porcini e il grana. Clodo ha ispirato una pizza col salame piccante, cipolle, acciughe e peperoni, gli ingredienti preferiti di Chiara devono essere invece i porcini, la pancetta e il gorgonzola. Ci sono anche la pizza Patatosa, quella Montagnina, e anche quella Favolosa, fatta con porcini e calamari, ma possiamo anche immaginare di ammirare il Vesuvio gustando la pizza Vulcano che come suggerisce il nome, è preparata con olive e salame piccanti. Ciò che rappresenta il filo conduttore tra tutte queste varietà di pizze, comprese quelle bianche e quelle lunghe mezzo metro servite al tagliere, è la cura degli ingredienti e la lunga e appropriata lievitazione dei tre tipi di impasti diversi utilizzati. Inoltre, ci sono anche la pizza integrale, la pizza fritta e dei lunghissimi calzoni riempiti di ogni ben di Dio. “Ogni ingrediente ha la sua storia che bisogna conoscere a fondo per ottenere un gusto buono e inconfondibile”, è anche questo il segreto della bontà delle pizze di Franco e Alfonso.
Una gita in Costiera amalfitana non può però prescindere dal sapore di mare, eccoci allora a gustare alcune specialità che ci vengono suggerite in base alla disponibilità dei prodotti migliori. Per cominciare, assaggiamo delle capesante gratinate con gli agrumi e una squisita insalata di mare. A seguire, scegliamo i tipici paccheri napoletani ai frutti di mare, dopodiché gustiamo una bella frittura di paranza mentre i nostri amici optano per i calamari con rucola, pomodorini secchi, grana e aceto balsamico.
Infine, cediamo volentieri alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa tra cui il tiramisù e la crema catalana, ma sono altrettanto deliziosi anche quelli che arrivano direttamente dal laboratorio del noto pasticcere della Costiera amalfitana, Salvatore De Riso.
Se fosse ancora di moda affidare dei messaggi alla statua della Lodoiga, il nostro sarebbe senza dubbio di ringraziamento per le emozioni e per l’ospitalità che abbiamo ricevuto durante questa giornata, nonché di auspicio di poter tornare qui di nuovo il prima possibile.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.comune.brescia.it
www.pizzeriacristal.com
Ristorante Pizzeria Cristal
Via Valcamonica, 27
030/3229996