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Le foto
Settembre 2013
8 settembre - Medio Atlante - Midelt-Erfoud (365 km) - Dune di Merzouga (deserto Erg Chebbi)

Dopo la prima colazione partenza per Ifrane. La sensazione dominante all’arrivo a Ifrane é quello della frescura. Ampi viali, spazi verdi, ville in stile europeo, scoprirete qui un aspetto sconosciuto del Nordafrica. Le sorgenti e i laghi abbondano in questa regione al centro di una macchia di cedri. Gli chalet dal tetto a punta evocano sorprendentemente la Svizzera. Una pausa di infinita dolcezza. A sud-est, sulla strada N8 verso Azrou, innumerevoli vulcani spenti formano un paesaggio dall’aspro orizzonte che ricorda i crateri lunari. Alcuni chilometri dopo le ultime abitazioni, la strada si tuffa in una natura lussureggiante e ricca di verde, tutto intorno crescono alti pini e si distendono verdeggianti prati rigogliosi, è qui che inizia la maestosa Foresta di Cedri. Assaporiamo con calma l’atmosfera di questa località che nei mesi invernali è sovente ricoperta dalla neve, strano ma vero infatti, qui ad Azrou e nella vicina Ifrane, si trovano alcune tra le più belle piste da sci dei monti dell’Atlante che, in inverno, attirano migliaia di visitatori. Lungo la strada vediamo accampamenti di nomadi con le khaima, le tende fatte con tessuto di peli di capra e di cammello che offrono protezione contro il freddo ed il calore. L’interno delle tende è diviso in due. Una parte, che contiene in genere una cucina ed un telaio riservata alle donne e ai figli, l’altra separata da uno schermo, è destinata agli uomini e agli ospiti. Una sosta per il pranzo a Midelt in un bellissimo ristorante, e si continua il viaggio verso Erfoud ammirando paesaggi suggestivi che in alcuni tratti ci ricordano il Grand Canyon in Arizona.
Erfoud è conosciuta con il nome di “Porta del Sahara”, vicino alle dune di Erg Chebbi, dove ci recheremo nel pomeriggio con un mezzo fuoristrada.
Molti film sono stati girati nella zona, alcuni tra i più famosi sono: Prince of Persia - 2010 - Direttore Dick Richards, La mummia - 1999 - regista Stephen Sommers; March or Die - 1977 - Direttore Dick Richards. Mentre molti Ksars (villaggi fortificati) esistono da secoli, Erfoud è stato costruito nuovo dai francesi intorno al 1920. Nei dintorni di Erfoud si trovano molte cave a cielo aperto di fossili marini del Cretaceo che si possono comperare a buon prezzo e noi facciamo scorta! L’albergo, il Palm’s Hotel, ci stupisce per la sua magnificenza e con la nostra solita fortuna in questo campo ci assegnano una suite di 60mq...con accoglienza di scorpione (innocuo) all’ingresso! Breve riposo e poi...il deserto o meglio l’oasi di Merzouga e l’Erg Chebbi ci aspettano! Dall’albergo a bordo di un 4X4 le dune rosa che si innalzano in mezzo ad un deserto di pietre e sabbia, si estendono per 30 km e si innalzano per un’altezza massima di 250 mt. L’Erg Chebbi, noto come grande duna rosa o porta del Sahara, è l’unico vero erg sahariano. È un paesaggio magico, le dune offrono uno scenario mutevole e affascinante quando la luce del sole le tinge di colori che vanno dall’oro al rosso. Arriviamo dopo una bella sgroppata su strade non asfaltate alla base di partenza per la nostra avventura a dorso di dromedario. Io monto sul primo per fare buone riprese video e foto e mi accorgo che siamo soli sotto il cielo. In maniera imprevista, siamo invitati alla riflessione e all’introspezione: siamo avvolti dal silenzio del deserto. La leggenda vuole che le dune dell’Erg Chebbi siano la punizione di Allah che seppellì una ricca famiglia locale con una tempesta di sabbia perché aveva rifiutato l’ospitalità a una povera donna e a suo figlio. Una piccola scalata ad una duna, non senza difficoltà per la sabbia caldissima e la fatica che ci vuole per muoversi, poi su in cima una vista strabiliante. Torniamo al campo base ed assistiamo allo spettacolare tramonto. Ma le sorprese non finiscono. È notte quando torniamo verso l’albergo e all’improvviso il fuoristrada si ferma. Un guasto? Un sequestro? Ma no, niente di tutto questo. La nostra guida ci dice di scendere e di alzare gli occhi al cielo. Che spettacolare cielo stellato! La Via Lattea si staglia in una nitidezza spettacolare! Io e Bianca ci commuoviamo alle lacrime, ebbene sì!

9 settembre - Erfoud- Rissani-Valle del Draa-Zagora (310 km)

Partenza il mattino presto subito dopo la prima colazione per la valle del Draa percorrendo la N12 la R108 e poi la N9. Costeggiamo il palmeto di Tafilalt, oasi un tempo ambita sosta per le carovane che arrivavano qui esauste dopo settimane di deserto. Oggi gli abitanti di Tafilalt grazie all’oasi: le 800.000 palme da datteri che crescono qui sono famose per i loro frutti. Simbolo di felicità e di prosperità i datteri sono presenti in molti rituali. L’ultimo centro abitato di un certo rilievo nel sud-est del Marocco è Rissani, città di origine dell’attuale dinastia regnante del Marocco e località di grande importanza storica. Venne fondata nel VII sec dalle tribù Zenet come importante tappa delle vie carovaniere. Questa cittadina posta ai bordi del Sahara segna la fine della strada asfaltata e l’inizio delle piste che portano al deserto.
L’attuale centro abitato conserva alcune testimonianze del suo glorioso passato di capitale e di città santa. Tra queste spicca il Mausoleo di Moulay Ali Cherif, padre di quel Moulay Rachid che fu il fondatore della dinastia degli Alaouiti. Il mausoleo, chiuso ai non musulmani, è stato rapidamente ricostruito dopo la sua distruzione, nel 1955, in seguito a una piena del fiume Ziz. Prima di entrare nel Mausoleo la nostra simpatica guida Abi si lascia andare a esternazione vocale in dialetto napoletano! Troppo forte!
Altra attrazione di Rissani è il suo suq, organizzato in quartieri. Buffo il parcheggio per gli asini dietro il quale si aprono gli spazi occupati dai mercati dei montoni e delle capre, dei legumi, delle spezie e dei datteri. All’ombra delle arcate di colore rosa, donne vestite di nero accovacciate per terra presentano i loro gioielli berberi in argento, sparsi su grandi nappe colorate. Sotto tettoie di foglie di palma e in stretti vicoli di muri di argilla sono in offerta gioielli, pugnali, tappeti, ceramiche e lucenti piramidi di datteri. Riprendiamo il viaggio lungo le strade del profondo sud marocchino attraverso vasti pianori circondati da colline. Si attraversano i villaggi di Alnif, Tazzarine e Nekob prima di raggiungere la valle del Draa ed arrivare a Zagora. Facciamo una sosta per ammirare la Kasbah Oulad Othman costruita nel XVIII secolo ex casa di Caid Larbi, un importante caids Draa, che era un alleato di Glaoui durante la prima metà del 20° secolo. La kasbah è stato completamente rinnovata nella più pura tradizione dell’architettura del sud del Marocco. Altra tappa allo ksar Tissergate situato a 8 km da Zagora e circondato da potenti mura, tra le quali scivolano stretti vicoli coperti per proteggere i passanti dall’assalto del sole, è uno dei meglio conservati del Marocco meridionale. Arriviamo a Zagora e alloggiamo allo scenografico Hotel Palais Asmaa.


10 settembre - Zagora-Ouarzazate (200 km)

Zagora, “la porta del deserto“. Un cartello stradale dipinto a mano mostra un tuareg ed una freccia verso il nulla e la scritta: Timbuctù 52 jours, cioè il tempo che era necessario alle carovane di beduini per raggiungere la mitica città africana dall’altro lato dell’immensa distesa sahariana. Zagora è una città situata nel sud del Marocco ed é il capoluogo della provincia omonima che si trova nella regione di Souss-Massa-Draa. Nello specifico, si trova nella valle del fiume Draa e confina con il deserto sabbioso di Ilkhikhn n-Sahara. Gli abitanti della zona appartengono ad alcune delle tribù berbere dell’Atlas e di tuareg, i famosi uomini “blu“ .
Oggi risaliamo la valle del Draa. Il Fiume Draa, il cui corso è permanente in questo tratto, alimenta un rigoglioso palmeto lungo ben 200 km ai lati del quale sorgono numerose kasba berbere, le incantevoli residenze costruite in argilla, sassi e paglia. Disabitate, trascurate, queste signorili abitazioni stanno letteralmente dissolvendosi. Eppure sono cariche di fascino, di eleganza, di leggerezza, di gusto scenografico. I materiali di costruzione sono poveri, ma il risultato finale é ricco e la ricerca ornamentale produce complessi decori geometrici che alleggeriscono le mura e le torri conferendo all’insieme un aspetto aggraziato. All’interno spesso le sale si susseguono, illuminate attraverso finestre strette, per vedere all’esterno senza essere visti.
Ecco il palmeto rigoglioso. Un breve giro ci permette di comprendere il sistema intricato e complesso di un’oasi e della coltivazione a tre strati, il più alto dei quali ha la funzione di fornire ombra a quelli inferiori: sopra di tutto le palme, sotto gli alberi da frutta e al suolo gli ortaggi. Ed ora due siti spettacolari.
Ait Benhaddou si trova nella valle delle mille kasbah ed è una delle località più spettacolari dell’Atlante marocchino. La sua splendida Kasbah sembra un castello da favola fatto di sabbia che si affaccia sull’immenso deserto roccioso dalle diverse sfumature color pastello. La kasbah è del XVI secolo e da qui passavano le carovane che trasportavano sale da Marrakech verso il deserto riportando indietro oro, avorio e schiavi. Le sue mura sono ben conservate e utilizzate spesso come set cinematografici per film quali Il the nel deserto, Lawrence d’Arabia, Sodoma e Gomorra e Gesù di Nazareth. Oggi nella kasbah vivono sei famiglie che si guadagnano da vivere con l’agricoltura e il turismo. Sulla sommità ci accoglie un suonatore con uno strano violino monocorda.
Nelle abitazioni tradizionali non arriva l’acqua corrente e tutti gli abitanti si approvvigionano da una fontana di acqua potabile ubicata nel centro del paese. Poco più in là sorge la città nuova, con case moderne stile kasbah, acqua in casa, una Moschea e una scuola.
La kasbah de Taourirt, complesso intreccio di muri di pisè rosso ocra e di torri merlate che costituiscono un santuario fortificato è una visione magnifica. Ex residenza del pascià di Marrakech, Thami El Glaoui, è in corso di restauro grazie ad un programma dell’Unesco. Incastonata tra uno sfondo di paesaggi mozzafiato di montagna e il deserto del Sahara, la Kasbah Taourirt è una delle più belle kasbah del Marocco. In serata siamo a Ouarzazate all’Hotel Karam Palace.

11 settembre - Ouarzazate - Skoura - El Kelaat m&rsquoGouna-Boumalne Dades -Tinherir - Gole del Todra -Valle del Dades - Ouarzazate (380 km)

Ouarzazate
La città moderna è molto tranquilla e di piccole dimensioni. Il centro antico, con le tipiche viuzze, si trova ai piedi della Kasbah di Taourirt, residenza negli anni Venti del pascià di Marrakech. Deve la sua notorietà alla presenza degli Atlas Corporation Studios dove sono stati girati numerosi film. A sud della città c’è il deserto.
Da Ouarzazate a Boumalne si estende l&rsquoarida valle del Dades, disseminata di kasbah e di villaggi fortificati unici.

Skoura (Kasbah Amridl)
Atmosfera surreale, sembra un viaggio indietro nel tempo, hai sempre la sensazione che da un momento all’altro salti i fuori un personaggio delle fiabe, invece compaiono donne e bambini reali, sembra impossibile che esistano persone in grado di vivere in certi posti eppure ci sono.
Le così dette “abitazioni“ non hanno altra luce se non quella proveniente dalla porta d’ingresso che si apre in vicoli strettissimi, niente luce ne’ acqua e niente di tutto ciò che per noi è indispensabile.
Eppure sono sempre sorridenti e accoglienti, pronti ad offrirti tutto ciò che posseggono. Indubbiamente è un’esperienza da fare che lascia un segno indelebile e quindi indimenticabile.

El Kelaat m’Gouna
Questa cittadina il cui nome significa “fortezza“, si trova ad un’altitudine di 1450 mt nel cuore delle piantagioni di rose. Nel X sec i pellegrini di ritorno dalla Mecca portarono con sè la ROSA DAMASCEA in Marocco. Questi fiori dall’aroma pungente hanno sviluppato una notevole resistenza al clima secco e freddo in cui vengono fatti crescere oggi. Ogni estate la raccolta dei fiori produce dalle 3000 alle 4000 tonnellate di petali che vengono portati alle due distillerie locali. In parte viene usata per produrre acqua di rose per uso locale, il resto viene lavorato ed esportato per l’industria profumiera. Naturalmente Bianca fa abbondante scorta di prodotti...

Arriviamo a Tinerhir dove visitiamo una fabbrica di tappeti.
L’origine dei tappeti berberi risale al periodo paleolitico da parte di tribù berbere del nord Africa. I tappeti così creati prendevano il nome dalla tribù di appartenenza. I tappeti berberi fatti a mano sono tutt’oggi un’industria fiorente in molte zone rurali del Marocco e di altri paesi nordafricani. Molte famiglie berbere si guadagnano infatti da vivere producendo manualmente tappeti e vendendoli in mercati locali o a mercanti d&rsquoarte e turisti. Il linguaggio della tessitura berbera è tra i più complessi del mondo tessile. Spesso quando una donna tesse un tappeto questo funge anche da mezzo di comunicazione per le persone che le sono vicine. I disegni contengono infatti pensieri, idee, speranze e paure importanti. Spesso i simboli si riferiscono all&rsquoambiente naturale, alla fertilità, alla nascita, alla femminilità, alla vita rurale, così come alla spiritualità e alle credenze. Molte tessitrici credevano infatti che i tappeti avessero il potere di tenere lontano il male. La presentazione della merce È preceduta dalla preparazione di un ottimo tè alla menta che ci viene offerto con molta gentilezza. Poi un personaggio che definirei “multicolore“ per gli abiti variopinti che indossa, ci mostra la produzione della fabbrica e noi acquistiamo due piccoli tappeti che metteremo in bella mostra a casa.
Dopo Tinerhir è la volta delle magnifiche gole del Todra, che si chiudono man mano che le pareti salgono in altezza (raggiungendo i 300 m!). Le Gole del Todra si trovano a circa 15 chilometri da Tinerhir in una valle estremamente scenografica, ricca di palmeti e di villaggi berberi, per entrare in contatto con la semplice ma ospitale gente marocchina della regione del sud formano una spettacolare fenditura nella roccia, creando un profondo canyon che raggiunge ’altezza di 300 metri, con le pareti verticali che si stringono sempre più fino a formare uno stretto passaggio di soli 10 metri, attraversato da un torrente dalle acque cristalline, frequentato da gente berbera che attinge acqua, pascola capre o semplicemente si riposa in un&rsquoatmosfera naturale e sana. Il ristorante che ci ospita per il pranzo si affaccia proprio sul corso d&rsquoacqua, permettendomi di fare foto eccezionali. In serata si torna a Ouarzazate.