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Le foto
Settembre 2013
6 settembre- Rabat- Volubilis- Meknès - Fes (290 km)

Volubilis

Volubilis (Walili) é un sito archeologico romano, situato ai piedi del monte Zerhoun, a 27 km a nord di Meknès che si estende per circa 40 ettari solo parzialmente scavati. É il sito archeologico più noto del Marocco ed é inserito nell’elenco dei patrimoni dell'umanità dell’UNESCO. Ammiriamo resti imponenti quali la basilica che presenta due esedre contrapposte, il capitolium dei Severi (nel Foro), templi risalenti al I secolo, l’acquedotto e le terme. Poco prima dell’ingresso ovest si trova un imponente arco di trionfo costruito da Marco Aurelio Sebastiano in onore di Caracalla e di sua madre Julia Domna, come testimoniano i loro nomi scolpiti sul frontone. Proseguendo verso sinistra (in direzione SSO) dopo il Foro e la basilica più a sud si giunge ai bagni pubblici. É caratteristica la presenza in numerose case di frantoi e vasche per la produzione dell’olio d’oliva. Sono riconoscibili quattro porte, la principale delle quali, collegata alla strada proveniente da Tangeri, immette nel decumanus maximus che prosegue fino all’ingresso ovest. Lungo il decumano si trovano i resti di numerose case decorate con mosaici policromi, alcuni dei quali in ottime condizioni di conservazione. Tra i più importanti quelli situati nella casa di Orfeo (Orfeo con lira che incanta gli animali, Anfitrite su biga trainata da ippocampo, i nove delfini), nella casa del corteo di Venere e nella casa delle colonne. Io e Bianca siamo oggetto di uno scherzo fatto dalla guida locale....Il video fatto per l’ occasione é più efficace di altre spiegazioni... (vedi su Youtube “Carlo Amato channel”: Viaggio in Marocco 2013, seconda parte)
Si prosegue per Moulay Idriss.


Moulay Idriss

Moulay Idriss è una città e un importante sito religioso nel nord del Marocco. Per molti secoli è stato un luogo di pellegrinaggio, grazie alla tomba del fondatore della città, Moulay Idriss el Akhbar, un discendente del profeta Maometto. Moulay Idriss è considerata la più sacra città del Marocco con il santuario di questo santo facendolo essere il luogo del più grande pellegrinaggio del paese e si riempie di marocchini di tutti i ceti sociali per il moussem annuale a fine agosto. La città è stata aperta ai non musulmani da oltre 70 anni anche se non possono entrare nel santuario. Una trabeazione in legno posta all’ingresso, sotto la quale i fedeli passano curvandosi, ne indica lo status di terreno consacrato o horm. Nel 2005 il governo marocchino ha deciso di consentire i locali di convertire le loro case a pensioni e cominciano a consentire ai non-musulmani di dormire durante la notte nella città, cosa che fino ad allora era stato vietato. La città è anche famosa per la sua “torrone” che viene venduto sulle bancarelle intorno alla piazza e vicino alla moschea che ha l’unico minareto cilindrico in tutto il Marocco. E proprio nella piazza vediamo le varie sfumature di questo popolo, gli asini e i muli usati come mezzo di trasporto delle merci (e delle persone), i colori degli abiti delle donne e gli odori delle spezie. Ci rimettiamo in viaggio per Meknès.

Meknès

Un primo insediamento della città di Meknès fu fondato nel X secolo sul fiume Boukefrane dalla tribù berbera dei Meknassa, in una zona rigogliosa coltivata ad olivi, legumi e fichi. Durante i regni degli Almoravidi, Almohadi, Merinidi, Wattasidi e Sadiani conobbe alterne vicende di declino e rinascita: fu più volte saccheggiata, rasa al suolo e ricostruita. Il periodo d’oro coincise con la sua elezione a capitale del Marocco nel 1672, sotto il regno di Moulay Ismail, suo benefattore, che reclutò maestranze e schiavi per costruire monumenti grandiosi: mura, bastioni, porte monumentali, immensi granai, scuderie ed un fastoso palazzo che ospitava il suo famoso harem (pare che avesse circa 500 mogli e concubine e più di 800 figli). Solo un sogno di Moulay Ismail rimase incompiuto: quello di riuscire a completare il perimetro delle mura, ben conservate, che circondano la Medina. Alla morte del sovrano, Meknès conobbe un periodo di decadenza, perse il ruolo di capitale, trasferita a Fes e Marrakech. Oggi la città ha più di mezzo milione di abitanti ed il centro storico, per il suo fascino, è stato inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Si inizia la visita da Piazza el-Hedim (piazza della demolizione e del rinnovo) che fa da spartiacque tra la Medina, la Mellah (ghetto ebraico posto ad ovest) e la Città Imperiale. Nella zona centrale si trova una splendida fontana, però sempre spenta; tutt’intorno ci sono molti negozi di barbieri dalle insegne carine e particolari. Un tempo, come piazza Jama el Fna a Marrakech, era luogo di ritrovo per artisti da strada, caratteristica da mille e una notte un po’ persa in questi ultimi anni. Da el-Hedim si coglie in tutta la sua bellezza e maestosità dell’imponente porta Bab el Mansour, una delle più importanti del Nord Africa, che prende nome dall’architetto che la edificò, un cristiano convertito all’Islam che godette di grande prestigio presso la corte di Ismail. La porta, dalla quale si accede alla Città Imperiale, è un adattamento dello stile classico almohade con aggiunte decorative di stili diversi; è realizzata con piastrelle bianche alternate con vari tipi di verde luccicanti al sole. Accanto al Bab Mansour c’è la piccola porta, Bab Jemaa en Nouar, dello stesso stile e fascino orientale, come la Bab el-Jedid, presso la quale vi sono le piccole botteghe dei commercianti di strumenti musicali. A Nord di el-Hedim si trova la Medina vecchia, vero cuore pulsante della città, ricca di colori, sapori, suoni ancestrali. Come tutte le medine del Marocco, è disseminata di souk e bazar divisi in zone a seconda della merce in vendita, dalla falegnameria ai tessuti, dall’hennè ai tappeti. Nel souk delle spezie, cocuzzoli di peperoncino e collinette di zafferano spiccano dai variopinti banchetti che vendono di tutto: olive, cannella, arance, perfino camaleonti usati come insetticidi naturali. Nel souk Sekkakine spicca il bollitore tradizionale dal buffo manico; in quello Bezzazine cesti di vimini intensamente profumati creati da abili mani artigiane. Al centro della Medina si erge la medersa Bou Inania, fondata intorno al 1350 dal sultano merinide Abou El Hassan, cui si deve anche la Chellah di Rabat. Sull’unico cortile interno si affacciano le stanzette degli studenti con eleganti divisori in legno di cedro finemente intagliato. Le pareti sono decorate anche con zellij. Ottenuto il permesso di visitare alcune celle, si può salire sul tetto della medersa dal quale si gode un suggestivo panorama sulla Grande Moschea e sui tetti in tegole verdi, tipici di Meknès. Dentro le mura trovasi la Koubba El Khayatine, un tempo sala di ricevimento degli ambasciatori presso la corte imperiale. Poco più avanti, attraverso una ripida scalinata, si raggiunge la Prigione degli schiavi cristiani, spesso impiegati nella realizzazione dei megalomani progetti dei sultani e, da morti per gli stenti, sepolti nelle mura in costruzione. Il monumento più importante della Città Imperiale è l’Heri As-Souani vicino al complesso Dar el-Ma (Castello d’acqua), noto come "Le scuderie di Ismail”€. Trattasi di enormi magazzini e granai dagli alti soffitti e dai muri spessi tre metri, nei quali venivano ammassati i viveri in caso di assedio o per i periodi di carestia; e scuderie, pare, per ben 12.000 cavalli. Nei sotterranei erano in funzione impianti idraulici per avere acqua in ogni ambiente. Purtroppo gran parte degli edifici, costruiti con un impasto di terra e calce, assai friabile, hanno subito l’incuria del tempo, per cui possiamo soltanto intuirne l’antico splendore. Intatto è invece l’Agdal Souani, il vasto bacino rettangolare che si estende davanti ai granai per 4 ettari e che serviva da serbatoio per l’irrigazione. Ora è meta di svago dei giovani di Meknès. Dalle Scuderie di Ismail si giunge al vicino Mausoleo di Moulay Ismail, inaugurato nel 1677 e considerato dai musulmani, soprattutto dalle donne, come luogo che porta baraka (buona sorte). Visitabile anche dai non islamici, come tutti gli edifici sacri arabi ha le pareti ricoperte di stucchi e mosaici che riproducono brani del Corano e disegni geometrici; i pavimenti ricoperti dagli stupendi tappeti di Meknès e fontane di marmo cesellato. La bellezza degli zelij e degli stucchi é notevole in tutte le aree del palazzo che si compone di una serie di cortili e stanze che culminano nel santuario vero e proprio in cui é sepolto il sultano.
La Città Imperiale conserva anche le vestigia di altri monumentali palazzi voluti da Moulay Ismail: quelle di Dar el-Kobira, primo palazzo eretto dal sultano, che contava due moschee e più di venti padiglioni. Poi il Dar el-Makhzen, sopravvissuto fino ad oggi e diventato residenza reale minore (se ne intuisce la maestosità dai portici a cielo aperto), perciò non visitabile. Il Museo delle arti marocchine, sito nel palazzo Dar Jamai risalente al XIX secolo, merita una visita: contiene manufatti di ogni genere, in particolare quelli che hanno contribuito alla fama di Meknès: ceramiche, ricami (eseguiti dalle suore della locale chiesa di San Francesco), cofanetti, moucharabieh (grate realizzate con listelli di legno sovrapposti così da creare fori romboidali e dalle quali si può osservare senza essere visti) superbamente dipinti, tappeti del Medio Atlante (in particolare quelli della tribù di Beni Mguild dalle complicate geometrie) e creazioni in “damaschinato”€, una pratica tradizionale attraverso cui un filo d’argento o d’oro viene battuto su un oggetto in ferro da decorare poi posto in forno ove acquista il tipico colore nero. Davanti al museo si erge una bella fontana, punto d’incontro delle donne. Verso Fes, dove arriviamo in serata e alloggiamo all’Hotel Barcelò.

7 settembre-Fès

Capitale dell’artigianato marocchino, Fes vanta con orgoglio una grandissima tradizione nelle attività della ceramica, del legno e del cuoio. In questa città sembra di respirare un’aria medievale. Pur essendosi adattata alla vita moderna, Fes è stata capace di non perdere nulla delle sue tradizioni, e lo stile di vita dei suoi abitanti non è cambiato molto dal XIII secolo anche se è legata alle sue radici francesi.
La struttura di Fes è molto semplice, una medina marocchina separa le due città Fes el Vali (vecchia Fez) e Fes el Djedid (nuova Fes) da Ville Nouvelle.
Fes el Djdid è un posto bellissimo, ricco di palazzi reali e favolosi giardini.
Fes el Vali è molto caotica, ci sono tanti mercati, vicoli, per fortuna abbiamo una guida altrimenti rischieremo di perderci anche perchè tutte le indicazioni stradali sono scritte in arabo.
La vecchia medina, chiamata Fès el-Bali (vecchia Fes) è una delle aree pedonali più estese del mondo, la città costruita nel medioevo è un enorme labirinto di stretti vicoli dove non ci sono macchine. Da allora sembra che il tempo non abbia cambiato le cose più di tanto, la città vive nel passato, quasi come se fosse un museo all’aria aperta. Per questi motivi Fés el-Bali è stato riconosciuto patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Gli itinerari turistici dei souk (mercati o mercatini) sono ben segnalati da cartelli stradali e consentono un primo approccio amichevole con la medina, prima di passare all’esplorazione profonda del labirinto, dove perdersi è praticamente scontato. I souk sorgono su strette strade che si intrecciano come in una rete, spesso hanno coperture per proteggere dal sole. Abbiamo visto venditori di galline vive, petali di rose e teste di capra e vetrine con esposte dentiere...
Il souk dei conciatori
Il sito si trova a Wadi Fes ed è caratterizzato da odori acri, ma è decisamente affascinante perchè permette di vedere tutto il dietro le quinte del mondo della conceria. Ci viene consegnato un rametto di menta prima di entrare in questo quartiere: deve essere annusato quando gli odori della lavorazione della pelle diventano troppo nauseabondi. Le concerie di Fes sono rinomate in Marocco. Showara, la più importante, è divisa in 2 aree: quella delle vasche di ammoniaca bianche, usate per il primo trattamento delle pelli grezze e quella delle vasche colorate, usate per colorare le pelli lasciate in ammollo per 4 giorni. Durante la settimana si vede la gente lavorare con i piedi e il corpo nelle vasche vecchie di secoli in uno scenario dantesco! Nel negozio legato alle concerie un’esposizione infinita di borse, cinghie, le famose “babbucce” ed altri oggetti in pelle. A Place el-Seffarine si affacciano le botteghe degli artigiani che lavorano oggetti in ottone e argento, in un frastuono assordante!

I monumenti della “Firenze del Maghreb”

Moschee, palazzi intarsiati dalle ceramiche e decorati da scritte arabe costituiscono la maggior parte delle attrazioni di questa città marocchina. Tra le moschee la più famosa è la Karaouiyine realizzata nell’857 da Fahima, figlia di Muhammad al-Fihri e viene visitata per le sue incredibili decorazioni e per le sue grandi dimensioni, in grado di ospitare 20 mila fedeli. Oggi è parte dell’Università di Al - Karaouiyine, fondata nel X secolo è la più antica istituzione educativa di tutto il mondo.

Medersa Bou Inania
La Medersa Bou Inania è una perla, uno sfarzoso capolavoro che testimonia la ricchezza dell’antica città imperiale di Fes.

La Zaouia di Moulay Idriss II
Solo ai musulmani è concesso l’ingresso a questa costruzione sacra, luogo di insegnamento e nello stesso tempo di culto, famosa perché racchiude le spoglie del santo Moulay Idriss II, il fondatore della città di Fes. Su questa tomba è facile trovare donne ricurve a pregare.
Palazzo Reale
Il mastodontico palazzo reale (Palais Royal) è attaccato alla Medina nuova, la porta d’oro zecchino lascia immaginare interni esagerati, che però non si possono visitare: sono del re.

Fes el Jedid - Nuova Fes

La parte nuova di Fes, chiamata Fes el-Jedid, risale in realtà al XIII secolo, quando fu realizzata per volere del sultano Abu Youssef Yacoub per installarvi le sue truppe più fidate. La Medina é circondata da possenti mura intervallate da porte meravigliose.
Di questa parte della città visitiamo il quartiere ebraico (Mellah) all’interno del quale si trova la Sinagoga Habarim e il cimitero ebraico. Immancabile pranzo in un tipico ristorante nella medina.
La nostra guida ci porta poi a visitare un laboratorio dove su antichi telai si confezionano splendidi tessuti e sciarpe per formare i famosi turbanti. Un corso accelerato e impariamo ad avvolgere le nostre teste in sciarpe di seta o cotone.
Una visita la effettuiamo anche al museo delle Arti e dei Mestieri del legno, ubicato nel bel Foundouk el-Nejjarine, antico caravanserraglio, che ospita sui suoi tre piani tutta la collezione. Il Marocco dispone di diverse essenze di legno, che si ritrovano poi nei lavori intarsiati e in altri oggetti di ebanisteria.
Gli artigiani del quartiere fabbricano mobili e oggetti tutti in cedro, palissandro, argania, pino, quercia. I motivi del moucharabieh vengono spesso ripresi su sedie e poltrone. In tarda serata torniamo nella Medina ed assistiamo in strada ai festeggiamenti dedicati ad una sposa portata a spalla su una specie di portantina luccicante immersa in una moltitudine persone. Spettacolo molto divertente e particolare!